UNA BATTUTA SIMPATICA FA SALTARE I NERVI AI FASCISTI

E’ incredibile: pur di dare sfogo al proprio piagnisteo isterico continuo, la destra radicale e fascista protesta anche per una battuta che forse non farà sganasciare dalle risate ma risulta comunque simpatica ed in quanto tale non può che strappare un sorriso.

L’episodio è legato al viaggio nella Repubblica Popolare Cinese del Presidente del Consiglio dei Ministri italiano, immortalato nella foto che si può ammirare qua sopra insieme con la figlia Ginevra al suo arrivo all’aeroporto internazionale di Pechino.

La didascalia è un divertente gioco di parole ideato da uno degli autori – tale Riccardo Cassini – della trasmissione “Affari Tuoi”, in onda in prima serata sulla rete ammiraglia di Tele Meloni, che riprende un antico detto popolare riferito, originariamente, agli imbecilli.

A dare notizia di questo grande insulto che avrebbe subito la signorina Giorgia Meloni è l’edizione di martedì trenta luglio di quel cesso intasato che ha come ragione sociale Libero Quotidiano che titola a caratteri cubitali di un inesistente insulto e della presunta vergogna della “sinistra” i cui esponenti si sarebbero macchiati della grave mancanza di non prendere le distanze dal Cassini.

L’incipit del corpo dell’articolo, poi, è anche peggio: esso è costituito da una indecente dichiarazione del senatore fascista Raffaele Speranzon che blatera di «una battuta che non fa ridere considerando la presenza di Ginevra, la figlia della premier, che certamente non merita tale brutalità».

Vorremmo domandare al politicante veneziano se davvero egli crede in quanto esterna, o lo fa soltanto per giustificare, in qualche modo, il fatto che a lui la battuta non sia piaciuta: ci auguriamo che la risposta giusta sia la seconda che abbiamo proposto.

Resta solo una cosa da chiarire; ci piacerebbe che ci venisse indicato con precisione chi paga le trasferte della pargola Ginevra – presente, non si sa bene a che titolo – in alcuni viaggi della madre: Bali, New York e Repubblica Popolare Cinese sono quelli certi, ma potrebbero essercene altri.

Se, a spendere soldi propri, fosse la di lei genitrice, non ci sarebbe nulla da dire; cosa del tutto diversa sarebbe qualora i costi dei soggiorni all’estero fossero addebitati alla collettività: in questo caso si configurerebbe il reato di peculato, ossia di uso di denaro pubblico per fini privati.

 

Bosio (Al), 03 agosto 2024

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova

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